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Dove sono i nuovi paradisi fiscali? Nelle Cryptocurrencies

Non c’è da viaggiare troppo per approdare in uno dei più moderni paradisi fiscali. Basta uno smartphone o un computer…

Secondo gli ultimi dati ufficiali, nel 2017, tutti noi abbiamo lavorato per 153 giorni per versare soldi allo stato italiano.

Un po’ come a dire che se quest’anno fosse il nostro primo anno lavorativo, ci attenderebbero quasi 17 anni ai lavori “forzati” per lo stato, ipotizzando quarant’anni di vita lavorativa.

Poco? Tanto? Naturalmente dipende… Se siete un deputato della Repubblica Italiana, magari un poco assenteista, forse 17 anni di lavoro non sono poi tanti, ma se siete un operaio saldatore in qualche cantiere navale o in un’acciaieria, è come una condanna a spaccare pietre sull’Aspromonte per 17 anni.

Ecco perché l’interesse circa i cosiddetti Paradisi Fiscali non è mai stato così alto, soprattutto da parte di quella che una volta veniva chiamata la classe media e che oggi è diventata la classe degli sfruttati. Persone che non sono così ricche da potersi permettere di trasferirsi in località come Dubai o Singapore, ma che credono che il sistema fiscale italiano abbia raggiunto livelli insopportabili.

Grazie alle nuove tecnologie, si stanno aprendo nuovi paradisi fiscali, con bassissime barriere d’ingresso

Per tutte queste persone, fortunatamente e grazie alle nuove tecnologie, si stanno aprendo nuovi paradisi fiscali, con bassissime barriere d’ingresso: le monete digitali o, per dirla in altro modo, le cryptocurrencies.

Ciò significa che l’unica imposta da pagare con una moneta digitale, l’IVA, è quando la si spende. In pratica, possedendo bitcoin o qualsiasi altra cryptocurrencies, si pagano le tasse soltanto quando si fa la spesa. Anche con la moneta tradizionale si pagano le tasse quando si acquista qualcosa ma, prima che ciò avvenga, la moltitudine di tasse e imposte esistenti in Italia hanno già sottratto una parte sostanziale del denaro iniziale.

Super paradisi fiscali? Utilizzando monete digitali come unità di scambio per il futuro, è proprio così.

Inoltre, quando l’IVA in Italia aumenterà al 25% (con ogni probabilità nel 2018), non ci sarà alcun aumento per chi compra in bitcoin al di fuori del Bel Paese. Infatti, le criptovalute non sono sono geograficamente dislocate in un paese preciso, quanto piuttosto dentro lo smartphone e il computer di chi le possiede.

Insomma, utilizzate come strumento di pagamento, le cryptocurrencies sono tax-free, anonime e senza frontiere.


Un discorso a parte riguarda le monete digitali come bene per investimento, dove trasferire denaro tradizionale con l’obbiettivo di conservarne o, addirittura, accrescerne il valore. In questo caso, è bene considerare attentamente tutti i rischi connessi nell’investire in un bene che non ha ancora una lunga storia alle proprie spalle, senza dimenticare che tra moneta e moneta (bitcoin o ethereum, per esempio) ci sono differenze profonde.

In definitiva, mentre il governo continua a studiare nuove misure di imposizione fiscale, le cryptocurrencies stanno entrando nelle case dei contribuenti: paradisi fiscali da tenere in tasca, comodamente e discretamente, dentro il proprio smartphone.

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