Economia

Cosa succede quando falliscono le banche: il caso Islanda

Il controllo del tasso di cambio di una moneta è lo strumento preferito dai governi per affrontare la crisi. Solitamente questi controlli, definiti da leggi e regolamenti dello stato, limitano la proprietà privata e la circolazione dei capitali.

Soltanto pochi anni fa, i controlli sui cambi erano comuni in tutta Europa. Italia, Francia e Germania avevano leggi sul controllo dei cambi fin dagli anni ’70. Recentemente abbiamo visto la reintroduzione di leggi del genere in Islanda, dopo il crollo del suo suo sistema bancario nel 2008. Ma se Grecia, Spagna e Italia usciranno dalla zona euro,  vedremo altre leggi del genere in tutta Europa poichè controllare i cambi è la misura più demagogica per convincere gli elettori che il governo sta “facendo qualcosa” per evitare la svalutazione della moneta.

Quali sono le forme che possono assumere i controlli sul cambio di una moneta? Eccone alcuni:

  • divieto per i residenti di possedere conti in valuta estera o conti presso un istituto bancario all’estero;
  • divieto di usare valuta estera all’interno del paese;
  • limitazione degli scambi valutari tra banche, per evitare la speculazione sulla valuta;
  • limitazione della quantità di valuta estera che è possibile importare o esportare;
  • divieto ai residenti di possedere oro entro i confini nazionali e all’estero.

L’Islanda è l’esempio parlante di tutto questo. Questo paese, con una popolazione inferiore alle 300.000 persone, ha subito un disastroso collasso finanziario nell’ottobre del 2008. A differenza della Grecia, non faceva parte della zona euro. L’Islanda ha una propria moneta, la corona islandese.

Solo il 10% del credito del sistema finanziario islandese è denominato in corone. Quando le tre maggiori banche islandesi sono fallite, nell’ottobre 2008, la corona è immediatamente diminuita del 70%. Quando anche l’ultima grande banca islandese è fallita, l’8 ottobre 2008, sul mercato dei cambi internazionale, la corona islandese è crollata.

In poche ore, la banca centrale d’Islanda, ha imposto i controlli sui cambi, limitando l’acquisto di valuta estera. Questi controlli rimangono in vigore anche ad oggi, a distanza di  quattro anni. Gli islandesi che lasciano il paese possono portare con loro non più di 2.600 dollari in valuta estera. Gli investimenti esteri da parte dei cittadini islandesi sono totalmente  vietati.


In sostanza, i residenti in Islanda sono intrappolati nella corona islandese.

In Grecia, Portogallo, Spagna e Italia succederà qualcosa di diverso? Difficile immaginare uno scenario differente da quello che la storia recente ci ha chiaramente mostrato.

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