Concessioni balneari, un privilegio per pochi con un bene di tutti

Meglio regalarle piuttosto che fare un concorso pubblico. Questa è la filosofia dei nostri politici quando si tratta di concessioni balneari.

Concessioni balneari, un privilegio per pochi con un bene di tutti

Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!

La celebre sequenza del film “Non ci resta che piangere” di Massimo Troisi sembra quella che si verifica ogni volta che qualcuno mette un piede sulle spiagge italiane. È obbligatorio transitare per il bagno, pagare sdraio, ombrellone e altri servizi per avere il privilegio di vedere il mare.

Un regalo a pochi privilegiati

In Italia ci sono ben 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui 11.104 sono per stabilimenti balneari, 1.231 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti sono per utilizzi vari (dati Legambiente 2019). Ci sono regioni, come Liguria ed Emilia-Romagna, dove quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti.

Ma la questione non è tanto il fatto che le spiagge libere in Italia siano un miraggio, quanto il fatto che le attuali concessioni balneari siano un regalo a pochi privilegiati.

Nel paese dei privilegi e delle posizioni di rendita è qualcosa che può non stupire, tanto più in un momento eccezionale come quello che stiamo vivendo, con il settore del turismo travolto dai drammatici effetti economici della pandemia di COVID-19.

Ma proprio perché il paese sta attraversando un momento drammatico, dovremmo riformare tutto quello che non ha funzionato per anni. Invece, facciamo esattamente il contrario… In barba alla libera concorrenza, alla meritocrazia e alla trasparenza, l’attuale sistema di concessione verrà prorogato fino al 2033 dal governo.

Nessuna gara pubblica

Attualmente, in Italia, le concessioni demaniali marittime non sono assegnate con gara pubblica, come sarebbe invece richiesto dalla Direttiva Bolkestein del 2006. Una direttiva che ha l’obbiettivo di garantire pari accessibilità a tutte le imprese europee nel concorrere, in questo caso, all’affidamento delle concessioni demaniali.

Ciò significa che sono necessarie gare pubbliche per assegnare la concessione in base, tra le altre cose, alla valutazione del migliore imprenditore per la gestione della spiaggia. Ovviamente, prorogando semplicemente le concessioni in essere, ciò non può avvenire.

In Grecia e Croazia, le concessioni vengono sempre assegnate tramite bando di gara. Stessa cosa avviene in Portogallo, ma con qualche diritto di prelazione nei confronti dei titolari delle concessioni originarie. In Spagna, le gare pubbliche non sono obbligatorie, ma sono pratica comune. In Francia, l’assegnazione è tramite bando pubblico in regime di concorrenza e la durata massima è di 12 anni, senza nessuno tipo di deroga, esenzione o eccezione.

Incassi irrisori per lo Stato

Ma tornando in Italia, un’altra cosa che lascia allibiti sono gli incassi per lo Stato di tutte queste concessioni: soltanto 103 milioni di euro all’anno (dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riferiti al 2016). Poiché le concessioni demaniali marittime a uso turistico ricreativo sono circa 27.300, scopriamo che la media annuale dei canoni per ogni concessione è al di sotto dei 4.000 euro annui. Una cifra del tutto irrisoria rispetto al giro di affari degli stabilimenti balneari.

Dare le spiagge in regalo a qualche centinaio di concessionari, diventati tali per non si sa bene quale motivo, è uno dei tanti esempi di come lo Stato italiano non riesce, o non vuole, valorizzare adeguatamente il demanio pubblico.

Neppure una crisi economica come quella che si sta scatenando riesce a convincere i decisori politici che il sistema delle concessioni balneari va riformato. Purtroppo, le conseguenze di questa gestione clientelare delle spiagge continueranno a cadere sulle spalle di tutti gli italiani.

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