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Chen Guangbiao: il miliardario cinese che vuole comprare il New York Times

Un eccentrico ed imprevedibile miliardario cinese ha deciso di entrare a far parte del quinto potere americano, acquistando uno dei quotidiani più letti di tutto il mondo.

Chen Guangbiao: il miliardario cinese che vuole comprare il New York Times

Chen Guangbiao è un uomo eccentrico e caparbio. Fino a poche settimane fa, questo miliardario cinese era totalmente sconosciuto in occidente, pur essendo uno dei 400 uomini più ricchi della Cina, con un patrimonio stimato nel 2012 di 790 milioni di dollari.

Ma la sua fama internazionale è cresciuta in pochi giorni, non per le sue opere filantropiche, ma per la recente intenzione di acquistare per un miliardo di dollari il New York Times, il celebre quotidiano americano fondato nel 1851 e da più di cento anni di proprietà della famiglia Och-Salzberger.

L’acquisizione della celebre testata giornalistica consentirebbe a Chen Guangbiao di trasmettere all’America e al mondo un immagine più autentica e veritiera della Cina e dei cinesi, come lui stesso ha affermato.

Chen si considera assai diverso dagli altri miliardari cinesi: non beve, non fuma e non gioca. In una conferenza stampa ha dichiarato che se qualcuno dovesse provare il contrario, lo premierebbe con 10.000 yuan (circa 1.600 dollari).

Chen si considera assai diverso dagli altri miliardari cinesi: non beve, non fuma e non gioca

È un personaggio che sconcerta e incuriosisce tutti gli osservatori occidentali. Quanto durante la conferenza stampa di New York, ha cominciato a cantare “My Chinese Dream” come in un locale per karaoke, i giornalisti si sono guardati increduli: “questa è la persona che diventerà il proprietario del principale quotidiano di New York, che raggiunge un milione di copie giornaliere stampate e oltre 30 milioni di visitatori on-line ogni mese?”

Nato nel 1968, Chen Guangbiao è cresciuto nella povertà e all’età di quattro anni ha visto morire di fame il fratello e la sorella. L’episodio segnerà per sempre la sua esistenza: da allora decide che farà di tutto per cambiare il suo destino e di tutta la propria famiglia.

La sua fortuna economica ha inizio nel 2003, quando viene incaricato di demolire gratuitamente un vecchio stadio a Nanchino. Per riuscire nell’intento, senza rimetterci dei soldi, matura l’idea di vendere i rottami di ferro della demolizione per realizzare un profitto, ricavando così ben 4 milioni di yuan e guadagnando con l’operazione 1,85 milioni di yuan (circa 272.000 dollari). Da allora inizia la sua attività economica nel settore del riciclo dei rifiuti con la società Jiangsu Huangpu Renewable Resources Co. Ltd.

Ad oggi, la società impiega più di 4.000 persone e fattura 13,3 miliardi di yuan all’anno (circa 1,95 miliardi dollari), con stabilimenti a Pechino, Shanghai, Tianjin, Hong Kong, Shandong, Hebei e nelle province del Sichuan.

In Cina, il miliardario acquista la notorietà dopo il devastante terremoto del Sichuan nel 2008, che costò la vita a 69.000 persone. In tale occasione si precipita personalmente sui luoghi del disastro con 60 mezzi di soccorso, tra gru e camion, salvando superstiti e distribuendo denaro ai senzatetto. Trascorre 54 giorni nella zona colpita dal terremoto, donando più di 100 milioni di yuan (circa 15 milioni di dollari) per la ricostruzione post-terremoto. Questi episodi finiscono su tutti i programmi televisivi cinesi e da allora è il suo soprannome è “fratello Biao“.

Ma qualcuno sospetta che la generosità del miliardario-filantropo sia soprattutto una trovata pubblicitaria. Come quando spende più di 800.000 dollari per regalare automobili fabbricate in Cina ai proprietari di autovetture giapponesi andate distrutte durante le proteste e le sommesse popolari anti-Giappone.

Il 31 agosto 2012, Chen compra mezza pagina di pubblicità sul New York Times affermando, in cinese e inglese, che le isole Diaoyu appartengono alla Cina (“La disputa sulle isole di Senkaku: una minaccia per la fornitura di terre rare“).

Recentemente, il 24 dicembre 2013, Chen ha decorato uno studio televisivo di Nanjing con 16 tonnellate di banconote da 100 yuan, per promuovere il censimento economico nazionale. Il denaro è stato trasportato in studio in un camion e ci sono voluti più di 20 persone e cinque ore di lavoro per decorare lo studio televisivo con tutto il denaro.


Solo pochi mesi prima, ad agosto, il mondo dell’editoria americana era stato scosso dall’acquisto da parte di Jeff Bezos, il magnate di Amazon, del Washington Post. Ma per il momento il New York Times non verrà venduto, come hanno dichiarato i dirigenti del giornale che non hanno nemmeno voluto incontrare Chen Guangbiao. 

Ma qualcuno è pronto a scommettere che il tenace miliardario cinese non si è per nulla scoraggiato, ma ha semplicemente spostato l’attenzione su un’altra preda: il Wall Street Journal.

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