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Il carbone ritornerà di moda nel 2017?

Gli ultimi accordi sui cambiamenti climatici per ridurre le emissioni di CO2 e i risultati elettorali negli Stati Uniti potrebbero cambiare il futuro del carbone. Cosa succederà nel 2017?

Il carbone ritornerà di moda nel 2017?

Per la prima volta negli ultimi sedici anni, il consumo di carbone è sceso, come c’era da aspettarsi dopo gli accordi sul cambiamento climatico e con il sempre maggior peso delle fonti energetiche pulite.

Tuttavia, come sottolinea l’International Energy Association (IEA), il mondo è ancora fortemente dipendente dal carbone. Nonostante i problemi di inquinamento dell’aria connessi al suo uso, è ancora troppo presto per dire che è la fine di questo combustibile fossile.

I prezzi, nonostante il calo della domanda, sono rimbalzati significativamente nel corso del 2016, dopo una discesa che durava da quattro anni. Da gennaio dello scorso anno i prezzi sono più che raddoppiati, passando da 45 dollari a oltre 90 dollari per tonnellata, con il coke che è arrivato a 300 dollari per tonnellata.

Sul mercato delle commodities, il carbone è stata una delle più grandi sorprese degli ultimi dodici mesi, dopo un decennio di declino, soprattutto grazie al più grande consumatore e produttore del mondo: la Cina. Il paese ha consumato 4,36 miliardi di tonnellate, in crescita del 1,4% rispetto all’anno precedente.

La domanda si sta muovendo verso l’Asia, dove le economie emergenti sono alla ricerca di fonti di energia a prezzi accessibili

La domanda di carbone si sta muovendo verso l’Asia, dove le economie emergenti, con popolazioni in crescita, sono alla ricerca di fonti di energia a prezzi accessibili.

Negli Stati Uniti il consumo di carbone è in discesa e gli accordi sul clima potrebbero far diminuire l’uso di carbone nel paese del 40% durante i prossimi due decenni. Tuttavia, i risultati delle elezioni di novembre potrebbero cambiare le cose.

Donald Trump aveva promesso di invertire il declino in atto del settore del carbone e aveva dichiarato che “per troppo tempo, l’Environmental Protection Agency ha speso i soldi dei contribuenti per un piano anti-energia, che ha distrutto milioni di posti di lavoro…”

Le preoccupazioni ambientali avevano portato il presidente Barack Obama a istituire stringenti normative ambientali, ma le idee di Trump potrebbe portare alla rottamazione di tutti questi piani. Di conseguenza, la domanda di carbone potrebbe salire.

Anche se il futuro del carbone sembra segnato dal calo della domanda, dall’utilizzo di fonti energetiche alternative e dalla lotta contro il cambiamento climatico, le nuove politiche di Donald Trump e la domanda da parte dei paesi in via di sviluppo potrebbero riportare il carbone ad occupare il ruolo di protagonista sul palcoscenico energetico mondiale.

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1 Commento

  1. Molto equilibrato e razionale questo articolo sul tema del carbone, combustibile fondamentale per la produzione elettrica mondiale: 41% di tutta l’elettricità deriva dall’uso di questo nobile combustibile.

    E’ certamente utile ed importante che la Ricerca è lo Sviluppo di altre fonti prosegua nella speranza che queste possano risultare presto davvero competitive ed eventualmente alternative, come vengono talvolta etichettate.

    Nella realtà, per il momento, tali Fonti Rinnovabili (ed in particolare Solare Fotovoltaico ed Eolico) sono solo marginalmente “complementari”, per il fatto primario che sono fonti intermittenti, vale a dire non si può ragionevolmente programmare la loro disponibilità, soprattutto quando l’elettricità serve per i suoi molteplici usi: industria e civile.

    Non va peraltro dimenticato che, a prescindere dalle tanto enfatizzate politiche climatiche (vale a dire dell’ipotesi di poter influire sui cambiamenti climatici che la storia dimostra esserci sempre stati e che continueranno ad esserci anche in futuro, perché sostanzialmente dovuti a fattori fortunatamente indipendenti dalla volontà dell’uomo!), che hanno drenato un’infinità di risorse economiche per foraggiare speculazioni davvero incredibili.
    Basti pensare ai faraonici incentivi che Paesi come la Germania e l’Italia hanno impegnato (prelevandole ovviamente dalle Bollette dei consumatori elettrici!) e che nel nostro “ricco e furbo” Paese sono arrivati a costare ben 13 Miliardi di Euro all’anno (garantiti poi per 20 anni), a carico degli ignari consumatori, con un’incidenza sulle loro Bollette che ha superato ormai il 20% del totale delle stesse!

    Infine, è molto opportuno che i Paesi avanzati – tra i quali ci auguriamo continui a rimanere anche l’Italia – dovrebbero dotarsi di un sistema elettrico con un “Mix delle Fonti” particolarmente equilibrato e diversificato, per contenere i costi e ridurre sensibilmente il relativo rischio strategico. Esattamente quello che per l’Italia purtroppo non è! Infatti, produciamo elettricità solo per il 13% dal Carbone, contro una media Ue28 del 27% ed una mondiale del 41% (con Germania vicina al 50%!) ed avendo rinunciato a produrre dal Nucleare (ma nel contempo siamo cronici importatori proprio dai Paesi che la producono l’elettricità che ci forniscono primariamente dal Nucleare appunto!), a tutto danno della competitività del nostro sistema manifatturiero e quindi del benessere e dell’occupazione a casa nostra!
    Ma questo, purtroppo, raramente ci viene raccontato dai media.

    Infine, è opportuno altresì dire che le tecnologie fanno passi avanti notevoli anche nell’uso delle fonti fossili convenzionali ed oggi una moderna Centrale alimentata a Carbone ha un impatto ambientale davvero molto contenuto e del tutto comparabile – se non migliore, tenuto conto del modo in cui possono funzionare in Italia – agli impianti alimentati a Gas Naturale. Ma anche questo non ci viene normalmente raccontato dai mezzi d’informazione.

    Auguriamoci quindi che quantomeno gli insegnanti nelle scuole vogliano approfondire opportunamente le cose, per aiutare i giovani a sfuggire ai luoghi comuni ed alla demagogiche e fuorvianti teorie catastrofiste.

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