Il boom petrolifero in Guyana fa molto arrabbiare il Venezuela

Piccola e povera, la Guyana si è ritrovata con enormi riserve di petrolio nelle proprie acque territoriali, suscitando il risentimento del vicino Venezuela.

Il boom del petrolio in Guyana fa molto arrabbiare il Venezuela

Alzi la mano chi si è accorto che, a dicembre, il governo della Guyana è caduto, dopo un voto di sfiducia. Qualcosa di poco conto per chi non conosce quanto stia diventando importante questa piccola ex colonia britannica nello scenario energetico mondiale.

Subito dopo la caduta del governo, navi militari del Venezuela, approfittando del momento di debolezza, hanno minacciato due navi norvegesi che conducevano ispezioni nelle acque territoriali della Guyana.

La posta in gioco è enorme

L’episodio non è irrilevante vista la posta in gioco. Infatti, le due navi sono al servizio della Exxon, la più grande compagnia petrolifera del mondo. La Exxon sta lavorando per sviluppare le vaste scoperte petrolifere che potrebbero far diventare la Guyana una specie di Kuwait del Sud America.

Il Venezuela afferma che l’attività è illegale perché è in territorio conteso, ma la Guyana e gran parte del mondo considera illegittime le vessazioni delle navi venezuelane. In qualche modo, il Venezuela sembra voler minacciare lo sviluppo economico della Guyana.

Cinque miliardi di barili di petrolio

La ExxonMobil e il suo partner Hess Corp hanno scoperto 5 miliardi di barili di riserve petrolifere al largo della costa della Guyana. Ecco perché il piccolo paese è balzato in cima alla lista delle priorità della ExxonMobil.

Le attuali strategie della potente multinazionale americana per aumentare i profitti si diramano in due direzioni. La prima è quella del bacino del Permiano, negli Stati Uniti, mentre la seconda sono proprio le piattaforme offshore della Guyana.

Inoltre, con il passare del tempo, crescono le scoperte di petrolio in questo piccolo e povero paese sulla costa settentrionale del Sud America. Solo all’inizio di dicembre, Exxon e Hess hanno aumentato le loro stime circa le riserve offshore della Guyana del 25%.

La rabbia di Maduro

Tutto ciò sta facendo arrabbiare il regime di Maduro, dal momento che la produzione petrolifera venezuelana è in caduta libera da oltre un anno e la crisi economica è in continuo peggioramento. Il Venezuela rivendica la proprietà di alcuni dei territori marittimi in cui opera ExxonMobil, ma la Guyana afferma che la disputa territoriale è stata risolta oltre un secolo fa.

Ormai da un anno, la compagnia petrolifera venezuelana PDVSA è in dissoluzione, consegnata al generale dell’esercito Manuel Quevedo. Una mossa con la quale Maduro ha voluto legare a sè l’esercito, con risultati disastrosi: un vertiginoso declino della produzione di petrolio e un esodo continuo di dipendenti. I ricavi delle esportazioni di petrolio sono scesi di un quinto nel 2018 rispetto al 2017 e, probabilmente, continueranno a diminuire.

Prendersela con la piccola Guyana non risolverà i problemi di Maduro e, certamente, non fermerà i piani estrattivi della Exxon in una delle aree petrolifere più attraenti del mondo.

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