La bestia nera per le materie prime: il dollaro americano

Mai come in queste settimane, le materie prime, con i metalli industriali in prima fila, scontano tutte le bizzarrie del dollaro americano.

Il mese di ottobre appena trascorso, è stato il peggiore dal 2012 per le borse valori di tutto il mondo. A tal punto che, secondo il Financial Times, c’è da dubitare sul trend di crescita decennale dei mercati azionari e, nello stesso tempo, dei prezzi dei metalli.

Mercati azionari in ebollizione quasi ovunque

In Cina, l’indice CSI300 ha perso il 6% nel corso dello scorso mese, con un successivo piccolo recupero del 1,4%. Un recupero che i trader considerano il “rimbalzo del gatto morto“, attribuito soprattutto a nuove promesse di investimenti in infrastrutture da parte del governo di Pechino.

Ma la Cina non è la sola a soffrire della volatilità del mercato azionario. Negli Stati Uniti, lo S&P500 è crollato nelle ultime settimane per le preoccupazioni circa le prospettive degli utili aziendali che, con ogni probabilità, rallenteranno bruscamente il prossimo anno.

Nel corso di quest’anno, la forza del dollaro ha massacrato i prezzi delle materie prime, che hanno quasi del tutto ignorato le buone notizie che venivano dai fondamentali.

Il caso dell’alluminio

Prendiamo il caso dell’alluminio che, nonostante i solidi fondamentali e la pressione dell’aumento dei prezzi dell’allumina, ha accusato un brusco calo a causa del dollaro americano. Il primo novembre, il contratto a 3 mesi quotato al London Metal Exchange (LME) valeva infatti 1.977 dollari a tonnellata.

Nel frattempo, le scorte ufficiali di metallo all’LME sono diminuite di 1.825 tonnellate, a 723.900 tonnellate. In altre parole, al di fuori della Cinai fondamentali a medio termine dell’alluminio sono forti, con pochissimi nuovi smelter in costruzione.

Tuttavia, i fondamentali a lungo termine raramente influenzano i movimenti dei prezzi nel breve termine. Ecco perché c’è da aspettarsi una grande volatilità nel settore dei metalli e delle materie prime in generale, provocata soprattutto dall’andamento del dollaro americano e dai mercati azionari internazionali.

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