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Benvenuti nel paese che non c’è: Somaliland

Un paese pieno di speranze ma che nessuno conosce o vuole riconoscere. Con più di 3,5 milioni di abitanti, Somaliland non è una micro-nazione e, nel futuro, la sua economia potrebbe essere d’esempio per altri paesi africani.

Negli ultimi 50 anni, ci sono stati numerosi casi di nuovi paesi nati dall’idea utopica di creare un luogo sulla Terra dove la libertà fosse la prima regola.

A volte il tentativo è fallito prima del nascere, altre è durato il tempo di un amen. In effetti, la nascita di un nuovo paese, per quanto piccolo possa essere, si deve scontrare con due ostacoli quasi insormontabili. Il primo è la difesa del territorio dalle incursioni dei vicini più potenti; il secondo ostacolo è quello di riuscire a venir preso sul serio, con i necessari riconoscimenti diplomatici a livello internazionale.

Come nel caso del Principato di Sealand, un “paese” creato nel 1967 sopra una piattaforma militare abbandonata nel Mare del Nord dopo la Seconda Guerra Mondiale. La famiglia di un certo Paddy Roy Bates e alcuni suoi amici, la proclamarono un principato con sovranità indipendente, con tanto di costituzione, inno nazionale e passaporto. Peccato che il passaporto non avesse alcun valore al di fuori dei ristretti confini di Sealand.

Eppure, la volontà di creare nuovi paesi esiste ovunque, qualche volta alimentata dal desiderio di una maggiore libertà, altre volte dal desiderio di indipendenza. Gruppi separatisti in Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Italia e Spagna vorrebbero i propri stati indipendenti.

La comunità internazionale non vuole riconoscerlo

Ma il caso più interessante, anche perché quasi nessuno lo conosce, è quello di Somaliland. Questo stato è ben più grande di una piattaforma abbandonata: 137.600 chilometri quadrati con una popolazione di oltre 3,5 milioni di persone.

Somaliland di trova in Africa, tra la Somalia, Gibuti, l’Etiopia e il Golfo di Aden, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale. Fino al 1960 era chiamato Somalia Britannica.

somaliland

Paradossalmente, il mondo riconosce la Somalia, uno stato dove dilaga la corruzione e dove il governo controlla solo una piccola parte del territorio in mano a bande di trafficanti e terroristi di varia natura. Alcontrario, non riconosce Somaliland, profondamente diversa dal resto della regione. Il crimine è basso, il terrorismo è quasi inesistente e il tenore di vita è più alto. Una serie di elezioni svoltesi pacificamente ha istituito un governo democratico per più di 25 anni.

La maggior parte degli abitanti sono musulmani, ma le controversie vengono risolte senza il Corano, bensì nell’ambito di un sistema tribale tradizionale chiamato Xeer. Un po’ come il nostro diritto è fondato sul Diritto Romano, lo Xeer si basa su antiche legislazione e costumi locali.

Moneta, passaporti ed esercito di Somaliland

Anche senza il riconoscimento internazionale, Somaliland ha tranquillamente prosperato fino ad oggi. Ha una sua moneta, rilascia i propri passaporti e dispone di un esercito con più di 35.000 soldati. Nel 2016, la DP World, una delle maggiori società di servizi marittimi e logistici del mondo, ha firmato un accordo per sviluppare un nuovo porto nella zona di Berbera, sul Golfo di Aden.

In questo modo Somaliland avrà una vasta e moderna free trade zone. Un po’, come quella di Dubai, conosciuta come Dubai’s Jebel Ali Free Zone, e, attualmente, la più grande del Medio Oriente. Che una grande società come DP World abbia fatto una scommessa su Somaliland è un passo importante per il paese, che potrebbe spingere la comunità internazionale al riconoscimento.

Anche se le Somaliland ha ancora molta strada da fare verso la modernizzazione, il fatto che il suo governo voglia seguire l’esempio di Dubai, una delle regioni più ricche del mondo, è un fattore importante per il suo futuro. Per non parlare delle opportunità di investimento che si verranno a creare per quegli investitori abbastanza coraggiosi da credere nello sviluppo di questo paese che non c’è ancora su nessuna cartina geografica ufficiale.

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