Mercati

Le aziende fanno “orecchie da mercante” sul cobalto prodotto violando i diritti umani

I produttori di auto elettriche non stanno facendo abbastanza per evitare di utilizzare cobalto proveniente da chi lo produce violando i diritti umani.

Amnesty International, in una delle sue ultime pubblicazioni, ha avvisato che i grandi produttori di auto elettriche (EV), Tesla per esempio, non riescono ad affrontare il problema degli abusi dei diritti umani tra i loro fornitori di cobalto.

Sono già trascorsi quasi due anni da quando Amnesty aveva denunciato il legame tra lo sfruttamento del lavoro minorile nella Repubblica democratica del Congo (RDC) e le catene di approvvigionamento di batterie nelle principali società di EV e di elettronica, come Apple, Microsoft e Tesla.

La domanda di cobalto, un elemento chiave nelle batterie agli ioni di litio, è prevista in forte crescita nei prossimi anni, in linea con l’aumento delle vendite di veicoli elettrici.

Più del 50% del cobalto mondiale proviene dalla Repubblica Democratica del Congo

Secondo Seema Joshi, responsabile delle attività e dei diritti umani di Amnesty, “poiché la domanda per batterie ricaricabili cresce, le aziende hanno la responsabilità di dimostrare che non traggono profitto dalla miseria dei minatori che lavorano in condizioni terribili in Repubblica democratica del Congo”.

Più del 50% del cobalto mondiale proviene dalla Repubblica Democratica del Congo e, di questo, circa il 20% viene estratto da minatori-artigiani. Una volta estratto, la maggior parte del cobalto viene inviato in Cina, dove è trasformato nei prodotti chimici che servono alle batterie ricaricabili.

Il nuovo rapporto di Amnesty evidenzia la totale mancanza di trasparenza delle aziende coinvolte nel processo, che non divulgano se, al loro interno, ci sia qualche tipo di controllo o di valutazione sulla possibilità che il cobalto utilizzato provenga da chi si macchia di abusi dei diritti umani.


Tra tutte le società, sono state prese in esame anche sette case automobilistiche, tra le quali BMW, Renault e Daimler, oltre alla già citata Tesla. L’unica che, negli ultimi anni, è riuscita a migliorare i controlli sulla provenienza di cobalto è BMW.

Con una domanda di auto elettriche in forte crescita, è sempre più importante che le aziende che utilizzano cobalto, quasi tutto proveniente dalla RDC, facciano chiarezza e un po’ di pulizia nelle proprie catene di fornitura. I clienti finali potrebbero apprezzare significativamente le aziende che si mostreranno più trasparenti e che si impegneranno concretamente nel garantire la mancanza di cobalto insanguinato nei propri prodotti.

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