Alluminio: prezzi stabili ma con prospettive negative

I prezzi dell’alluminio rimangono deboli e la domanda limitata. L’aumento della produzione cinese minaccia le prospettive per i prossimi mesi.

Alluminio: prezzi stabili ma con prospettive negative

Nel corso del mese di novembre, i prezzi dell’alluminio al London Metal Exchange (LME) si sono generalmente mossi lateralmente. Non c’è stato nessuno slancio dei prezzi al rialzo a causa del rallentamento della crescita economica e dell’incertezza sulla domanda per l’inizio del 2020.

I prezzi sono tornati al di sotto del livello di 1.800 dollari a tonnellata e poi sono cresciuti durante la prima settimana di novembre. Nel seguito, hanno oscillato tra 1.750 e 1.800 dollari (ad oggi, 5 dicembre, l’alluminio quota 1.748 dollari). Le condizioni macroeconomiche generali hanno continuato a frenare gli aumenti dei prezzi.

Anche in Cina prezzi stabili

Anche allo Shanghai Future Exchange (SHFE) le cose non sono andate diversamente e i prezzi dell’alluminio si sono mossi soltanto lateralmente. Da marzo, i prezzi sono stati scambiati in una fascia stabile tra 13.500 renminbi a tonnellata e 14.500 renminbi. Tutto lascia intendere che questa tendenza laterale sia destinata a continuare.

Secondo gli analisti di Shanghai Metals Market (SMM), la produzione di alluminio in Cina continuerà a crescere molto più rapidamente della domanda.

La produzione di alluminio cinese aumenterà nel 2020

Nel 2020, la produzione cinese di alluminio primario sembra destinata ad aumentare del 2,5% a 36,44 milioni di tonnellate (quest’anno si è invece contratta di un 1,51%). I consumi di metallo aumenteranno invece dello 0,3% l’anno prossimo a 36,19 milioni di tonnellate, dopo essere diminuiti di un 1,48% quest’anno.

Un maggiore utilizzo dell’alluminio nelle automobili non sarà sufficiente ad assorbire la crescente produzione cinese.

I prezzi andranno sotto i 1.700 dollari

In termini prospettici, gli alti livelli produttivi potrebbero limitare gli aumenti dei prezzi all’inizio del 2020. L‘eccesso di produzione peserà sui prezzi e alcuni analisti pensano che li schiaccerà al di sotto del muro dei 1.700 dollari a tonnellata. Una volta che i prezzi saranno scesi, aumenterà il numero di fonderie costrette a chiudere, con un conseguente alleggerimento della pressione al ribasso dei prezzi.

Adesso, le uniche speranze che i prezzi possano trovare uno slancio verso l’alto, sono legate ad una forte ripresa globale del settore automobilistico e di quello manifatturiero. Non resta che sperare…

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