Allarme sul mercato dell’alluminio, per mancanza di allumina

La carenza di allumina potrebbe essere un terremoto per il mercato dell’alluminio, con un grosso effetto rialzista sui prezzi del metallo primario.

Il recente indebolimento dei prezzi dell’alluminio, che si sta muovendo tra i 2.000 e i 2.075 dollari per tonnellata, non preoccupa gli esperti del settore, che temono invece qualcosa di molto peggio.

I bassi prezzi dell’alluminio, come anche quelli delle altre materie prime, sono la conseguenza di un dollaro forte e dei timori della guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti. Un andamento che rientra nelle normali logiche congiunturali di mercato, sostenuto però da fondamentali che vedono un deficit netto di metallo nel mondo occidentale, sia lo scorso anno che quest’anno.

La scarsa redditività degli smelter

Ma quello che spaventa, è l’andamento dei prezzi dell’allumina. Di solito, per produrre una tonnellata di alluminio primario ne servono due di allumina. Calcolando tutti i costi produttivi, con l’alluminio primario quotato 2.050 dollari al London Metal Exchange (LME), l’allumina dovrebbe essere prezzata intorno ai 370 dollari per tonnellata. Ma, questa settimana, ha superato i 625 dollari a tonnellata (contratto cash CME). Di conseguenza, gli smelter di alluminio si trovano con margini sempre più sotto pressione.

A medio termine, la scarsa redditività degli smelter rallenterà l’avvio di nuovi impianti, soprattutto in Cina, e spingerà il mercato cinese in deficit insieme al resto del mondo.

Purtroppo per i consumatori, la situazione sembra complicarsi ogni giorno che passa. L’impianto Alunorte della Hydro in Brasile (il più grande del mondo), nel corso di quest’anno, ha prodotto allumina al 50% delle sue capacità. La Hydro sta raggiungendo un accordo con le autorità per consentire una ripresa della produzione, ma  ci vorrà almeno un mese, o più, per tornare alla piena produzione.

Scioperi, sanzioni e inquinamento

Nel frattempo, lo scorso mese è iniziato uno sciopero di 1.500 lavoratori in due miniere di bauxite e tre raffinerie di allumina in Australia. Questo fermo produttivo aggiunge tensione in un mercato già stimato in deficit di circa il 10%.

Come se non bastasse, anche la Cina ha ridotto la sua produzione a seguito delle nuove normative ambientali. Secondo Reuters, nella provincia di Liaoning sono stati cancellati cinque progetti per la produzione di quasi 30 milioni di tonnellate.

Infine, le sanzioni statunitensi contro l’oligarca Oleg Deripaska e, di conseguenza, contro Rusal ed En+, dopo un rinvio, entreranno in vigore il 23 ottobre.

Una situazione tanto esplosiva giustifica ampliamente quanto dice Goldman Sachs, che prevede che il prezzo dell’alluminio, nel 2019, raggiungerà una media di 2.300 dollari a tre mesi, 2.200 dollari a 6 mesi e 2.000 dollari a 12 mesi.

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