Economia

Albania, una Cenerentola che ha trovato il principe azzurro in Cina

Il Babbo Natale cinese è arrivato in Albania? Non proprio, visto che gli obbiettivi della Cina potrebbero non essere gli stessi che si prefigge il governo albanese: sviluppo economico e sconfitta della disoccupazione.

Albania, una Cenerentola che ha trovato il principe azzurro in Cina

Una buona posizione geografica, con accesso strategico al Mediterraneo, risorse naturali decenti, una popolazione relativamente ben istruita e zone turistiche con spiagge meravigliose e scenari incantevoli.

Anche se sembra uno slogan pubblicitario, questa è la realtà dell’Albania.

O meglio, una faccia della realtà. L’altra faccia è quella di un paese tra i più poveri d’Europa, con un PIL pro-capite medio nel 2015 di 4.151 dollari (FMI) e un quinto della popolazione che vive sotto la soglia di povertà nazionale. Inoltre, con un tasso di disoccupazione del 17,7%, molti albanesi preferiscono emigrare, come recentemente si è visto con l’ondata di rifugiati che si è riversata in Europa, una parte dei quali provenienti non al di fuori dal continente, ma proprio dall’Albania.

Come si spiega tutto questo? E, soprattutto, quali prospettive concrete ci sono per l’Albania di agganciarsi al treno europeo? O le cose andranno in una direzione che non porta a Bruxelles?

Qualsiasi albanese risponderebbe a queste domande puntando il dito contro la corruzione diffusa e la criminalità organizzata, che nel paese è riuscita ad infiltrarsi anche nelle istituzioni. Senza dimenticare la breve guerra civile scatenata a fine anni ’90 dagli investimenti finanziari in schemi piramidali collassati drammaticamente, che hanno coinvolto circa due terzi degli albanesi.

Si stima che circa 1,5 miliardi di dollari siano stati investiti in società che offrivano tassi mensili dal 10 al 25%, con la gente abbagliata dalle promesse di facili arricchimenti

Si stima che circa 1,5 miliardi di dollari siano stati investiti in società che offrivano tassi mensili dal 10 al 25%, con la gente abbagliata dalle promesse di facili arricchimenti e spinta a vendere case e possedimenti per investire in questa enorme truffa legalizzata, dove il Presidente dell’Albania è arrivato a premiare pubblicamente il responsabile di una di queste società. Alla fine, decine di migliaia di persone sono state derubate di tutti i loro risparmi di una vita.

Un fenomeno di dimensioni enormi se rapportato alle dimensioni dell’economia albanese, al cui picco il valore nominale delle passività era pari a quasi la metà del PIL del paese. Quando lo schema piramidale è crollato, la popolazione si è ribellata facendo cadere il governo e scatenando un periodo di anarchia e guerra civile durante il quale hanno perso la vita circa 2.000 persone. Tutto questo è avvenuto nell’assordante silenzio del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale, che dovrebbero essere i controllori della finanza nel mondo.

Adesso, il paese sta leccandosi le ferite e sta cercando di rilanciare la propria economia, lontano dall’Europa, come appare evidente dalla presenza di navi mercantili cinesi nel porto di Durazzo. La Cina è in trattative con il governo per la costruzione di un parco industriale, ma possiede già il più grande aeroporto del paese e i diritti di due importante giacimenti petroliferi (China’s Geo-Jade Petroleum), uno dei quali, quello di Patos-Marinza. è il più grande giacimento petrolifero onshore in Europa.

Stando ai dati dei primi quattro mesi del 2016, la Cina è già il secondo partner commerciale dell’Albania e, secondo Santander Bank, gli investimenti diretti esteri nel paese rappresentano ormai il 50% del PIL.

Le aziende cinesi stanno sostituendo i tradizionali partner europei, vale a dire Italia e Turchia, contribuendo a sviluppare un paese con un disperato bisogno di modernizzazione. Ma quando la seconda più grande economia del mondo, alcune aziende della quale hanno fatturati che superano l’intero PIL dell’Albania, investe in un paese non lo fa certo per beneficenza e ormai tutti sanno che una conseguenza sarà l’arrivo di molti lavoratori cinesi. Anche oggi, come nel recente passato, le stanze del potere a Bruxelles sembrano imperturbabili, ignorando o facendo finta di non vedere che le aziende cinesi che stanno investendo in Albania sono per la maggior parte di proprietà statale.

Bene farebbero,  i nuovi politici albanesi, a dubitare che la nuova partnership economica cinese possa creare più posti di lavoro per la gente del posto. Anche se, le alternative per sviluppare l’economia del paese non sono molte.


Attualmente, il Parlamento albanese sta cercando di riformare il sistema giudiziario e di lottare contro la corruzione e la criminalità organizzata per creare un clima economico più sicuro ed attraente per gli investitori esteri. Inoltre, si avvicina il tempo per i negoziati per l’adesione all’Unione Europea.

Nel frattempo, la Cina non perde tempo e prosegue imperterrita nel perseguimento della sua strategia di acquistare i grandi hub di trasporto del Mediterraneo, di cui l’Albania è soltanto l’ultimo tassello.

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